| "IL
GIOIELLO DEI GIOIELLI"
NAVE
BUCINTORO in oro 18kt
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qualità
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PER IL
VIDEO

Modello di nave Bucintoro completamente
realizzata a mano in oro 18 kt.
I numeri della Bucintoro in oro:
705 i grammi d'oro 18 kt della
nave
finita
(incluso il supporto)
42 i remi totali della nave
281 le ore di lavoro per la
costruzione
(escluse le ore di scultura e
microfusioni)
112 le statuine di decoro
200 i millimetri di lunghezza
60 i millimetri di
larghezza
70 i millimetri
dell'altezza
massima
6,5 lunghezza del remo in
centimetri
News:
www.orafoitaliano.com
ha dedicato un articolo
alla nave
Bucintoro
nel numero 12-2003
xmas jewels
pagina
n° 240 con foto della nave.
ARGENTO
la rivista ha realizzato un redazionale
speciale
sulla
nave Bucintoro con fotografie nel numero 106 nov dic gen 2004 a pag 18
Leggi
l'articolo
del giornalista Titta Bianchini
sul
GAZZETTINO
di Venezia del 15 luglio 2003
Leggi
www.moda.it
scrive di noi
La
Nuova Venezia del 22 agosto riporta l'articolo
e la foto
nell'inserto
speciale Giorno&Notte
Il
Mensile locale
EL
MAR ha dedicato la sua copertina per il
mese
di ottobre con la nostra
Bucintoro
collezione
privata.

la carena e le fasi della
lavorazione

Lunghezza del modello in
oro
solo scafo cm 16


info@webjewels.it

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In un quadro d'epoca, la Bucintoro
La sua storia
Il Bucintoro è la nave ove
il Doge
di Venezia e la Signoria si recavano ogni anno all'Ascensione nel porto
del Lido per celebrare il rito dello sposalizio tra Venezia ed il
Mare.
Era una meravigliosa nave,
ricchissima
per intagli, dorature, velluti, con cui la Repubblica di Venezia
affermava il proprio diritto ad essere considerata la Regina
dell'Adriatico.
Ne furono fabbricati quattro esemplari.
Il nome della nave probabilmente
è
derivato dal fatto che il doge gettava in mare l'anello attraverso un
apposito
condotto dorato - il "bucio d'oro". Altri invece lo spiegano per il
nome
dalla buccina, antico strumento a fiato per uso militare, con
riferimento
ai festeggiamenti in occasione di parate navali. C'è chi
sostiene
che questo nome derivi dal Bue centauro, trireme troiana citata da
Virgilio.
Altri ancora, da Duecentorum, perché ospitava una moltitudine di
rematori.
La prima, le cui notizie risalgono
all'anno
1311, era trainata. la seconda Bucintoro risale al 1520, la terza al
1605.
Quarta ed ultima Bucintoro fu realizzata tra il 1722 e il 1728, sotto
la
direzione dell'ingegnere navale Michele Stefano Conti, e sotto il
Doge
Alvise Mocenigo.
Misurava 34,8 metri in lunghezza ,
largo
7,308 metri, alto 8,352 metri , era mossa da 168 rematori, disposti a 4
su remo; era comandata da tre ammiragli con 40 marinai.
Le sculture e gli ornamenti erano di
Antonio
Corradini e con due statue attribuite finora ad Alessandro Vittoria, ma
forse opera di Agostino e Marcantonio Vianini di Bassano, provenienti
dalla
precedente costruzione del 1605
Aveva due piani:l'inferiore era per
i
rematori, quello superiore, coperto da un baldacchino, formava
una
grande sala rivestita in velluto rosso con 90 seggi e 48 finestre, era
riservato alle massime autorità della Repubblica e terminava a
poppa
con il trono del Doge.
Il giorno dell'ascensione (Festa
della
Sensa) il Bucintoro veniva portato dall'Arsenale al bacino davanti alla
piazzetta: lì attendeva il Doge e il Consiglio, insieme agli
ospiti
illustri della Serenissima. Veniva quindi raggiunta l'isola di
S.Elena,
dietro gli attuali Giardini.
Davanti alla cattedrale di S.
Pietro, il
patriarca impartiva la benedizione dell'anello d'oro; successivamente
il
Bucintoro proseguiva e, dal porto di S. Nicolò di Lido, usciva
nell'Adriatico.
Il Doge gettava l'anello simbolico in mare pronunciando le parole
"DESPONSAMUS TE, MARE, IN SIGNUM VERI PERPETUIQUE DOMINII"
Con la celebrazione della messa
nella Chiesa
del Convento di S. Nicolò si chiudeva la cerimonia,
dopodiché
il Bucintoro riportava tutti al Palazzo.
Nel 1798 il Bucintoro fu
depredato dai
soldati di Napoleone.
Nel 1824, anno in cui fu demolito
ciò
che rimaneva dello scafo dell'ultimo bucintoro, l'ammiraglio austriaco
Amilcare Paolucci delle Roncole fece eseguire, in base ai documenti
esistenti
e sulle forme dello scafo in demolizione, un modello ora esposto
nel Museo Storico Navale di Venezia. La sontuosa nave appare
tutta
dorata all'esterno e all'interno, là dove non è rivestita
di velluti e damaschi. La sala ha, all'intorno, 90 seggi e 48 finestre
protette da cristalli, con tendine di seta. A poppa il "gabinetto" del
Doge ha un trono, rialzato e decorato con le statue della Prudenza e
della
Forza, dietro il quale si apre un finestrino dal quale il Doge gettava
in mare un anello simile a quello che portava al dito. ... La prua,
ornata
da un incredibile trofeo di statue simboliche, di volute, di intarsi,
aveva
al sommo la statua di Venezia sotto forma di Giustizia, mentre davanti
si protendevano due speroni, sul maggiore dei quali era il Leone di San
Marco, accompagnato da altre fantasie. Un alto pennone sormontava
la nave e su di esso veniva issato lo stendardo ducale a sei code.
Nelle
sue uscite di rappresentanza il bucintoro lasciava la sua casa in
Arsenale
con una scorta eccezionale.
Vicino gli stavano i tre peatoni
ducali
...
Lo seguivano le gondole
straordinariamente
fastose del Nunzio Apostolico, degli Ambasciatori, del Patriarca, sei
galere
in parata, altre dodici navi imbandierate "dipinte e fornite di
militari
stromenti", le peate che portavano i rappresentanti delle
comunità
del Dogado, centinaia di altre barche private adorne di festoni e di
fiori
e infine qualche migliaio di gondole (nella sola Venezia se ne
contavano
15.000).
Anche il bucintoro e i peatoni
ducali
non sfuggirono all'insensata furia che nel 1797 assalì i
Francesi
nell'intento di distruggere ogni traccia del vecchio regime; il
bastimento,
orgoglioso simbolo della Repubblica, ... fu demolito e ridotto a un
pontone
che servì poi come batteria galleggiante. ... Gli ornamenti del
bucintoro e delle altre barche, tranne pochi elementi che furono
fortunosamente
salvati, furono bruciati per recuperare il poco oro delle dorature. Un
po' di ceneri furono spedite in omaggio a Bonaparte, nel suo quartier
generale,
a Montebello.
Il suo scafo, successivamente, venne
dotato
con 4 grossi cannoni, cambiando il nome in quello di "IDRA", per
servire
alla difesa della laguna e come prigione fino al 1824.
Della Bucintoro oggi rimangono
solo
pochi incerti frammenti nel museo Correr di Venezia e un pezzo d'asta
di
bandiera conservato nel Museo Storico Navale dell'Arsenale;
Uno splendido modello è
esposto
presso il museo per informazioni
cliccare qui.
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