Mano di fatima  


 L'antropologo Desmond Morris ha spiegato, nel saggio Amuleti e talismani (Tecniche Nuove, 2000), il significato di molti oggetti legati alla superstizione, come la Mano di Fatima, diffusissima in Oriente sotto forma di un monile in filigrana d'argento o d'oro. La leggenda racconta che la figlia di Maometto, Fatima, stava preparando la cena quando arrivò il marito Alì in compagnia di una bella e giovanissima concubina. Fatima ne fu addolorata al punto da confondersi nei movimenti e mettere la mano nell'acqua bollente; ma era talmente dispiaciuta, che non sentì alcun dolore. Da allora la Mano di Fatima divenne un simbolo di serietà e autorevolezza. 
Persino le pietre preziose, spiega sempre Morris, hanno un significato: l'ametista protegge dall'ebbrezza durante le feste, lo smeraldo migliora creatività e memoria, il rubino salvaguarda dagli incidenti, lo zaffiro è indossato dai sovrani per allontanare il maligno ed è efficace per evitare gli incantesimi e pacificarsi coi nemici. Anche i diamanti sono sempre stati considerati ottimi per proteggere dalla pazzia, dagli insuccessi, dalle debolezze, ma non hanno purtroppo portato fortuna a Marilyn Monroe, che nel film Gli uomini preferiscono le bionde cantava "I diamanti sono i migliori amici di una donna" per le opali il ns sito vi rimanda a www.opali.it

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 Quanto al ferro di cavallo, sembra che la sua fama di portafortuna si sia formata attorno alla metà del X secolo e sia legata a san Dustan, il maniscalco inglese divenuto arcivescovo di Canterbury nel 959. Secondo la leggenda, un giorno il Santo incontrò uno strano personaggio che gli domandò di mettergli un ferro al piede: in realtà era Satana, che aveva i piedi caprini, e con la scusa di ferrarlo, san Dustan lo incatenò al muro così saldamente che il diavolo dovette chiedere pietà. Il Santo promise di liberarlo se avesse giurato di non entrare nelle case alla cui porta fosse appeso un ferro di cavallo. Benché sia connaturata all'uomo, la superstizione sempre stata combattuta con forza. Il filosofo Plutarco la condannò perché faceva perdere di vista la realtà e allontanava dal divino.
 
 








 







 Altrettanto severo è sempre stato il giudizio della Chiesa cattolica, che vede in simili credenze l'impronta del diavolo: basta pensare all'accanimento con cui nel Medio Evo furono combattute streghe e fattucchiere. Quanto a Sigmund Freud, classificò la superstizione come una manifestazione di psicopatologia: chi crede nella magia, diceva, crede nell'onnipotenza dei propri pensieri, certo che i suoi gesti saranno in grado d'intervenire sulla natura.


Tuttavia nemmeno la scienza moderna, col suo invito alla razionalità, è riuscita a scalfire le credenze nei talismani e nei portafortuna. Se fra i popoli più poveri le donne indigene indossano "bamboline della fertilità", nei Paesi più evoluti persistono le credenze legate a oggetti, numeri, gesti. Tra questi ultimi, uno dei più praticati in Italia, a cominciare dai suoi cittadini più in vista fino ai più reietti, è quello delle corna: gesto volgarissimo, che tuttavia ha, sembra, un'origine nobile. Le corna, infatti, sono simbolo di virilità, di procreazione e vita, e "fare le corna" è chiaramente un richiamo a simili forze positive. 



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